Annabelle lee

It was many and many a year ago,
In a kingdom by the sea,
That a maiden there lived whom you may know
By the name of Annabel Lee;
And this maiden she lived with no other thought
Than to love and be loved by me. 

I was a child and she was a child, 
In this kingdom by the sea,
But we loved with a love that was more than love—
I and my Annabel Lee—
With a love that the wingèd seraphs of Heaven 
Coveted her and me. 

And this was the reason that, long ago,
In this kingdom by the sea,
A wind blew out of a cloud, chilling 
My beautiful Annabel Lee;
So that her highborn kinsmen came
And bore her away from me,
To shut her up in a sepulchre
In this kingdom by the sea. 

The angels, not half so happy in Heaven,
Went envying her and me—
Yes!—that was the reason (as all men know,
In this kingdom by the sea)
That the wind came out of the cloud by night,
Chilling and killing my Annabel Lee. 

But our love it was stronger by far than the love
Of those who were older than we—
Of many far wiser than we—
And neither the angels in Heaven above
Nor the demons down under the sea
Can ever dissever my soul from the soul 
Of the beautiful Annabel Lee; 

For the moon never beams, without bringing me dreams
Of the beautiful Annabel Lee;
And the stars never rise, but I feel the bright eyes
Of the beautiful Annabel Lee;
And so, all the night-tide, I lie down by the side
Of my darling—my darling—my life and my bride,
In her sepulchre there by the sea—
In her tomb by the sounding sea.

Il Giornalista

Sono un giornalista,
di buon senso, di sinistra
forse un pò retorico,
buonista e un po’ sacrista

Molto attento anche alla forma,
quella più grammaticale
la famiglia ben in vista
un’amante pessimista

Sono un giornalista di provincia un po’ sinistra
Ben attento a non offendere la massa qualunquista
rigoroso nei principi
solidale ai sacrifici
Son portato alla scrittura
pur con qualche sbavatura

Un poco indipendente
per sembrare competente
puntuale sui dettagli
che interessano alla gente
Indignato quanto basta ma,
senza offendere la casta
sono un povero cronista
di natura democrista
Ho poche idee ma cosa importa
con coscienza posso dire:
L’importante è dare forma al
sottovuoto che uniforma

Sono un giornalista un poco a destra e un po’ a sinistra
Impegnato a non offendere la massa salutista
Con un occhio ai necrologi
ed ai pubblici servigi
L’importante è la gestione
della pubblica opinione
Amo annusare il vento
se il politico è contento
e se rimane qualche pelo
sulla lingua mi lusinga

Sono un buon marito,
son devoto a questo rito
Al contempo c’ho l’amante
che mi dà buoni consigli
Poco incline al sacrificio ma,
se ne traggo un beneficio
Son supino, ne convengo
al politico più attento 

Sono un provinciale
con una doppia morale
legato al territorio
ho uno sguardo assai banale

Sono un giornalista un po’ mellifluo e perbenista
ben attento a non offendere la massa progressista
Sovrintendo ai necrologi
ed ai pubblici servigi
Son Esempio superiore
di Teutonico rigore
ma il rigore, poco male,
non é da intellettuale
con un occhio alle fermate
meglio se partecipate

Anch’io tengo famiglia
E ho una moglie e mi somiglia,
sto’ incollato al divanetto
dell’inetto che rispetto
sono un giornalista tronfio
dall’aspetto un po’ curiale
polimorfico e arrogante
con un dato maniacale

Sono un giornalista opportunista,
il cappottino un po’ fascista
Con lo sguardo da sacrista
un’amante bella e inquieta
altruista ed intimista
indecisa e intelligente
che mi aspetta penitente,
tanto lei ………
non conta niente

La pittura

Facciamo un Brindisi, alla pittura
E al pennello che disegna la natura.
Il concetto vacuo
della rappresentazione
mi si confonde con il gesto e con l’azione

Poco colore, si forza il gesto
E la natura che diventa il pretesto
Nella natura, il mio passaggio
La pennellata mi assicura l’ancoraggio

Brindo più volte
alla preferita
è la pittura che mi scorre nelle dita
ho l’occhio attento
febbricitante
sono un artista dal pennello latitante

Caro maestro, Lei è un tale genio,
la prospettiva del suo sguardo è colossale
caro maestro lei è un geni(o)tale
con il pelo del pennello
io dipingo ad acquerello

Lo sguardo ovino
il portamento prono
Lei mi permetta
le dimostro un po chi sono
Permetta senza, preparazione
Il mio pennello è sempre pronto all’azione.

Il concetto vacuo
della rappresentazione
non si trasmuti in messa in scena o in finzione

E così sia
brindiamo ancora
evviva su santifichiamo la pittura
la dedizione la disciplina
la pratica pittorica
funziona finché dura.
la pratica pittorica
funziona finché dura.

Il peripatetico

La notte che insegue il mattino
cercando l’incontro fugace,
il misero feticcio d’amore che
che porta con se.

cammina ai bordi del fosso
e annusa l’odore del mondo
e si perde nella luce del giorno
che già se ne va

la giovane amante per poco
dispensa il suo amore con poca virtù
baratta quel poco calore
che il giovane corpo ancora le da.

La grande finzione del gioco d’amore
da qui la sua replica ad ore,
sospiri forzati e baci mai dati
che la solitudine amplificherà

consumata la pratica ad ore
e le spettanze a saldare il sostituto d’amore
la giovane amante per poco
si alza e sorride chissà se è di me.

l’amore è un concetto fugace
giace nascosto tra pieghe insondate
l’amore è un concetto sagace
che approfitta di me

la giovane amante per poco
che pratica amore con poca virtù
Attenta all’aspetto formale
lo sguardo sconfitto nel suo recitare

l’amore è un concetto banale
in equilibrio incerto tra il bene e il male
ipotesi di un amore mai nato
di un corpo rubato, commercio di se.

Io penso e cammino e poi guardo
e sorrido alla vita che sta accanto a me
la giovane amante per poco
si alza e sorride
oh si che è per me

cammino ai bordi del mondo
e annuso l’odore del giorno
quel poco di calore umano che
che già se ne vala giovane amante per poco

ipotesi astratta di un amore mai nato
la nausea in un corpo rubato,
un amore malato che dir non so più 

l’amore è un concetto banale
sospeso tra il bene e il male
l’amore è un concetto malato
ma guarisce da se

Niente

E sei passata come passa un fortunale
come il vento che spariglia le parole del giornale
di giornate costruite per lasciare (il) tempo al tempo
nell’attesa di ascoltare ogni tuo silenzio

E… sono certo che saprò ascoltare
hai un buon odore non mi farai male
occhi profondi da poter guardare
e  un cuore grande che sa perdonare

scritte sull’acqua le buone intenzioni
subito rimosse dopo un paio di occasioni
dopo una promessa di sincerità
che certo Dio ti perdonerà

Io. non sono niente
di niente,
non valgo niente
per te.

Cosa rimane di parole dette per riempire
gli spazi vuoti che disegnano le mie giornate
cosa rimane dopo il temporale
dopo ogni incontro che finisce male
Che si nasconde sotto il sole
lascio fluire i pensieri e le parole e
non resta niente
di quel sogno niente
non resta niente
niente.

Dovrò far fronte alle parole dette per far male
al chiacchiericcio vuoto di chi vuole giudicare
ma in fondo è il cuore che voglio ascoltare
ed alla sua necessità di amare
ora che nel fondo del bicchiere non rimane niente
nel fondo del bicchiere  niente da vedere
cosa rimane dopo il temporale,
niente.

Non resta niente
di quel cielo, niente
perso nel niente
non resta il niente, di me.

Cosa rimane dopo il temporale
dopo che hai azzerato ogni tuo spazio vitale
ora che hai ripreso la mia vita ora
ora che hai bruciato ogni via d’uscita

Il dirigente apicale

La solitudine nella moltitudine
cche mi sorprende ad ogni latitudine
la condizione a cui non fare l’abitudine
la forma plastica della mia attitudine

Saluti e baci a volte anche un abbracci
ma se ti volti ti confondi con lo straccio
in fondo vivere è come la politica
qualcuno crede e qualcun altro critica

Lo stato è forte, presente e rigoroso
lo stato cura, attento ed affettuoso
dona il lavoro, per costituzione
protegge i ricchi per antica vocazione

In fondo ogni dirigente apicale
persegue l’etica, con fare maniacale
con obbiettivi, oggettivi e ben descritti
per tutelare il vuoto dei diritti

La solitudine nella moltitudine
che mi sorprende ad ogni latitudine
la condizione a cui non fare l’abitudine.
la forma plastica della mia inquietudine

In fondo ogni dirigente apicale
persegue l’etica, persino in ospedale
con obbiettivi, oggettivi e ben descritti
per tutelare il malato e i suoi diritti

ogni dirigente apicale
persegue l’etica, con fare maniacale
con obbiettivi, oggettivi e ben descritti
per tutelare il vuoto dei diritti

La solitudine nella moltitudine
che mi sorprende ad ogni latitudine
a condizione di non farci l’abitudine
la forma plastica della mia inquietudine

La solitudine nella moltitudine
che mi confonde ad ogni latitudine
la condizione a cui non fare l’abitudine
la forma plastica della mia inquietudine

In fondo ogni dirigente apicale
persegue l’etica, persino in ospedale
con obbiettivi, sanitari e ben descritti
per tutelare il malato e i suoi diritti

In fondo ogni dirigente apicale
persegue l’etica, persino nel sociale
con obbiettivi, misurabili e ben descritti
per tutelare il sindacato e i suoi protetti

Preghiera

Va… Preghiera vai
vai testo, corri e vai
sillabati presto alla tastiera
vola dentro l’aria, mia preghiera

Vai mia preghiera va
entra nell’onda vai
supera le sbarre, prigioniera
dalla mente vaghi alla tastiera
prendi visione, connetti, esegui, spera
mettiti in onda, pregami preghiera

vai, corri ribelle, vai
va , piega i pensieri miei
se nella mente vaga la realtà
lungo il filo si oggettiverà
prendi visione, connetti, esegui, spera
porta lontano, parole o mia preghiera

dalla tastiera, intervieni crea
piega le sbarre, mente prigioniera.

Il magistrato nella magistratura

nella magistratura
dove l’etica perdura
il denaro ha poco conto
ciò che conta è lo sconto

mi ricordo quella scena di una
femmina malata in pena
che non sopravvive al furore
di un amor che si scatena

serve un diversivo, un particolare

dell’intimità incombente
che mi porti ad osservare
il dettaglio impertinente

nella magistratura
dove l’etica perdura
Il contenuto è come un dito,
quello medio è garantito
e poi…
se si chiede un acconto
non è certo il finimondo

Son piemme, il magistrato,
l’anima morbosa dello Stato,
do’ la regola, do’ l’etica,
la do’ pure alla famiglia,

senza sesso, senza più denaro,
ho la legge come faro
dottoressa lei mi mandi delle prove
delle foto anche se scure.

Me le mandi con solerzia,
le mandi dal suo cellulare,
metta i tacchi e le gonneline nere
io provvederò alle sue paure,

una al giorno, una all’ora
costa poco: sei la sola.
non posso vivere senza di te
io non posso vivere tu credi a me
lascia stare i diversivi e pensi solamente ai vivi
non posso vivere senza di te
non posso vivere tu credi a me

le farò un ritratto dettagliato
le troverò il posto più adeguato
sono un fine magistrato
sono un uomo dello Stato

nella magistratura
dove l’etica è immatura
il denaro ha poco conto
ciò che conta è il rendiconto
Io
son coerente ed efficiente
son di leggi competente!

Dottoressa lei mi ascolti
io le parlo da giurista
lasci perdere i giornalisti, i deputati e i sindaci
non dia retta al professore,
ignorante e malfattore
impieghi meglio la sua dote,
lei si affidi a un pensatore,


forza dottoressa alzi un po’ la gonna
mostri la sua intelligenza
alla mia miseria umana
mostri tutta la sua competenza


lei si deve elevare
lei si deve affidare
sono un fine magistrato
l’impotenza dello stato

troverà in me le certezze
che le mancan per natura
son la forza dello stato
io son la magistratura

l’etica mi scorre nelle vene
io, son la costituzione
a volte forte e a volte lieve
io…, son tutore della legge
e poi
io la porto a pascolare,
farà parte del mio gregge!

nella magistratura
dove l’etica è insicura
il denaro ha poco conto
ciò che conta è il rendiconto.

Son magistrato studierò le prove
e avvezzo alla sofferenza
guarderò con deferenza tutta la sua intelligenza
ergerò lo sguardo: puro
la difenderò con cura
ne sia certa
sono il membro della magistratura

io sono un magistrato
un uomo dello stato
in questa sagra di paese
in questa processione
ho trovato il mio ruolo,
io
porto la croce,

della magistratura
son calamità e sciagura,
su sollevi la sottana
alla mia miseria umana

sol di fronte all’avventura
non conosce la paura

nella magistratura
dove l’etica è immatura….

Le diserteur

Monsieur le Président
Je vous fais une lettre
Que vous lirez peut-être
Si vous avez le temps
Je viens de recevoir
Mes papiers militaires
Pour partir à la guerre
Avant mercredi soir
Monsieur le Président
Je ne veux pas la faire
Je ne suis pas sur terre
Pour tuer des pauvres gens
C’est pas pour vous fâcher
Il faut que je vous dise
Ma décision est prise
Je m’en vais déserter

Depuis que je suis né
J’ai vu mourir mon père
J’ai vu partir mes frères
Et pleurer mes enfants
Ma mère a tant souffert
Elle est dedans sa tombe
Et se moque des bombes
Et se moque des vers
Quand j’étais prisonnier
On m’a volé ma femme
On m’a volé mon âme
Et tout mon cher passé
Demain de bon matin
Je fermerai ma porte
Au nez des années mortes
J’irai sur les chemins

Je mendierai ma vie
Sur les routes de France
De Bretagne en Provence
Et je dirai aux gens:
Refusez d’obéir
Refusez de la faire
N’allez pas à la guerre
Refusez de partir
S’il faut donner son sang
Allez donner le vôtre
Vous êtes bon apôtre
Monsieur le Président
Si vous me poursuivez
Prévenez vos gendarmes
Que je n’aurai pas d’armes
Et qu’ils pourront tirer

L’isola e il monte

Siamo noi
siamo la gente del lago
al di là dello specchio
al di là delle rete
e non cambiamo mai

e siamo qui
con le mani delle donne ai telai
a cucire le reti,
come una poesia a braccia aperte
come………..una preghiera a Maria

E….. siamo qui
sulla barca di legno in mezzo al lago
di quest’isola sospesa
a metà tra cielo e terra
tra la salita e la discesa

e…..….. la mia barca è lì
ancorata nel porto
al riparo da correnti
perché è nell’acqua che cominciano le cose
è li…..….. che appassiscono le rose lam

e………. siamo noi,
con i piedi nell’acqua
attenti al vento che si alza in un momento
e la dolcezza dell’onda
ci riporta nel silenzio

E siamo ancora qui
a coltivare quel ricordo
in attesa di quel vento che si alza in un momento
e il fragore dell’onda,
ci riporta nel silenzio

Quando il lago, nella nebbia,
sembra soffice e lieve
in attesa del vento che cambia…….. e le cose
che…. non cambiano mai


e una sera qui al porto,
è arrivata una donna
con dei fiori di carta con dei fiori d’amore
sospesi nell’acqua

e ogni fiore
è una storia infinita
è la figlia dei fiori che appare e scompare
a ogni cambio di vita

ma noi,
siamo sempre qui
a coltivare quel ricordo attenti al vento
che si alza in un momento
e  il fragore dell’onda
ci trascina sulla sponda           

e io
io sono qui
a coltivare quel ricordo
su quel ponte immaginario in cui cammino
solitario sopra il lago, a inseguire il suo destino

Cuore altrove

sotto un cielo di metallo,
seduto al tavolo di un bar
a cercare in un giornale la risposta più banale

soluzioni ad una vita
quasi immobile al tuo fianco e,
col disagio di chi è stanco tu
mi parli ormai del tempo

se l’inquietudine che è in me
si disegna nel tuo sguardo
la tua bocca mi sorride ma,
negli occhi scorre il pianto

solo io me ne andrò
cercandoti in cento volti
l’aria mi porterà lontano
dalle tue onde
lascio una strada chiusa
esco da quella porta
se la tua vita è altrove io
cancello la memoria

se l’orgoglio ci consuma e
la logica è in eccesso
inaridiscono i concetti
anche i gesti più diretti

poi ti alzi e ti allontani
scivolando sopra il lago
e il tuo profumo di violetta è
un ricordo già lontano

se il tuo cuore è ancora altrove io
non riesco ad accettare
la molteplice presenza di un abbraccio
mi tormenta

solo io me ne andrò
cercando lucide stelle
l’aria mi porterà lontano
dalla tua pelle
se la tua vita è altrove
esco da questa scena
col finale da inventare e
le parole da trovare

in fondo al mio confuso mondo
una parentesi d’amore
dentro agli occhi la memoria di
un amore senza storia
nella fretta di ogni incontro si è
giocata la scommessa
tu ti alzi devi andare ma
col cuore vuoi restare

se tra il gesto e la parola
la realtà sembra sconnessa
sei la misura della vita che
è vissuta troppo in fretta