Siamo indifesi nei confronti dei cialtroni, dei politici ipocriti,
disarmati di fronte all’arroganza, alla mancanza di etica, di poesia,
fuori tempo nel nostro tempo, ci facciamo scudo con la parola,
con le note accordate per quinta di un violoncello
”.
In DisAgiati Diego Ruggeri e Marco Remondini hanno creato canzoni magiche, d’antan, da chansonnier,
con un’attenzione artigianale al linguaggio che dà valore alla langue e alla parola.
La musica che le accompagna, con un leading cello suonato da Remondini, fa sentire ‘fuori tempo’, non connessi.
Gli esiti sono ritratti in musica – con pennellate a volte ironiche e grottesche – dell’uomo comune che diventa per i due autori, fonte inesauribile di ispirazione, dando vita ad rapporto simbiotico fra la figura dell’artista e la gente
sono un giornalista di provincia un po’ sinistra,
ben attento a non offendere la massa qualunquista
oppure
la giovane amante per poco che pratica amore con poca virtù,
attenta all’aspetto formale e lo sguardo sconfitto nel suo recitare”.
Sonorità e parole non appartengono alla società liquida, perché si ispirano al consolidato,
a qualcosa che non passa di moda, perchè non è all’ultima moda.
I DisAgiati parlano d’amore, ma non in maniera convenzionale
l’amore è un concetto banale
sospeso tra il bene e il male
l’amore è un concetto malato
ma guarisce da se”,
è fatto di disincanto, di dolore, di disagio
La solitudine nella moltitudine
che mi sorprende ad ogni latitudine
la condizione a cui non fare l’abitudine.
la forma plastica della mia attitudine”.
Anche il violoncello lo canta, si strugge, come un pazzo d’amore, per poi navigare in acque più tranquille.